Arti e Mestieri: Tributo Fiscale

Gli Orvietani furono tra i primi in Italia ad impiantare il catasto. Prima di tale documento le imposte sulla proprietà venivano determinate su denunzia del contribuente o su giudizio dei funzionari del comune che spesso non avevano la competenza necessaria. Dopo la compilazione del catasto esse venivano determinate con molta esattezza in base ai dati in tale documento contenuti.
Le entrate del comune erano costituite dai proventi della predetta tassa fondiaria e da quelli della "colletta". La prima era chiamata "lira" ed era un'imposta diretta che gravava essenzialmente sulla nobiltà e su poche famiglie ricche della borghesia.
Pertanto è logico pensare che la compilazione del catasto fosse stata voluta dal popolo e resa possibile dalla forza della sua organizzazione e dal peso che esso aveva nel governo della città. La seconda era una tassa indiretta ed era una specie di imposta del dazio-consumo e gravava principalmente sul popolo. Questa aveva avuto scarsa applicazione, ma quando il Comune si trovò nella necessità di aumentare le entrate inviò, nel 1304, due commissioni, una a Siena e l'altra a Lucca per studiare i sistemi adottati da queste due città.
Venne giudicato più rispondente alle condizioni orvietane il sistema senese e pertanto integralmente applicato in Orvieto.
Le merci soggette a questa imposta indiretta erano numerosissime. Si può affermare che nulla sfuggiva a questa tassa: dai beni di consumo, agli oggetti e prodotti dell'artigianato, dal bestiame a qualsiasi fonte di guadagno derivante sia dalle varie attrezzature e sia dalle varie professioni.
Erano tassati i contratti relativi alle compere, alle vendite, alle donazioni, agli affitti di case e terreni nonché i testamenti e le doti.
I possessori di cisterne, fonti, ponti, archi, portici, balconi, e tutti gli stipendiati del comune erano colpiti da questa imposta.
Era prevista anche la tassa (gabella dei pesi e misure) per il sigillo ai pesi e alle misure che i bottegai erano obbligati a fare apporre. Infine le stesse arti erano soggette a una "taglia" proporzionale al numero degli iscritti e alla totale produttività.
Oltre alle imposte citate (lira, colletta, gabella) il comune, quando aveva bisogno di maggiori entrate per fronteggiare particolari situazioni ricorreva a prestiti forzosi. I cittadini dovevano allora prestare somme proporzionate alle loro ricchezze. Ulteriori espedienti per aumentare le entrate vennero adottati in particolari periodi di crisi come quella verificatasi alla vigilia del colpo di stato di Ermanno Monaldeschi, il quale fu poi costretto ad inasprire la colletta.
Un sistema amministrativo così efficiente permise ad Orvieto di sostenere numerose guerre di espansione e di dominio sul vasto territorio, di raggiungere una potenza che una città così piccola difficilmente avrebbe potuto raggiungere e di lasciarci quel capolavoro di magnificenza e di arte che è il Duomo.